Oggi si sente spesso parlare di leader e di leadership, ma cosa vuol dire esattamente essere un leader? Che caratteristiche deve avere, come deve comportarsi un leader?

Il termine “leader” deriva dal verbo inglese “to lead” che significa “condurre, guidare”. 

Il leader è colui che ha le capacità di assumere un ruolo di guida all’interno di un gruppo di persone e di dirigerle verso il conseguimento di un determinato obiettivo.

È una figura in grado di influenzare strategie, opinioni e comportamenti all’interno di un gruppo, e di trasformare tale gruppo in una squadra, creando senso di identità e di appartenenza. 

Anche se alcune persone nascono con talenti naturali più accentuati di altri, la leadership appare piuttosto determinata da una serie di capacità e caratteristiche, quasi tutte migliorabili o potenzialmente acquisibili nel tempo con lo studio, l’osservazione e l’applicazione.

Quali sono le caratteristiche di un leader?

Te lo spiego subito.

Le caratteristiche che accomunano molte delle persone che si sono dimostrate in grado di assumere ruoli di leader sono:

  • Conoscenza di sé stessi
  • Capacità di gestire emozioni e stati d’animo, Self Leadership
  • Capacità di motivare e coinvolgere i collaboratori;
  • Definizione e raggiungimento degli obiettivi;
  • Capacità di pensare e risolvere strategicamente.

Un leader, quindi, deve essere capace di guidare se stesso e i suoi collaboratori verso un obiettivo definito.

Self leadership: guidare se stessi prima di guidare gli altri

Prima ancora di guidare gli altri, ogni leader deve essere in grado di guidare se stesso; per fare questo, deve conoscersi. 

Un leader deve saper riconoscere e sviluppare pienamente il proprio potenziale personale.

Quello che vuole diventare deve costituire per lui un obiettivo sfidante, ma raggiungibile con la volontà e i mezzi che ha a disposizione. 

Deve aver maturato solide competenze professionali, che costituiscono la base, ed avere una cultura generale tale da permettergli di avere una visione globale di una determinata realtà lavorativa. 

Un leader cresce, impara e si forma costantemente. 

Per migliorare, il leader deve porsi nel contesto lavorativo con umiltà. Solo facendo si scoprono le proprie reali carenze, che devono essere riconosciute e devono spronare a chiedere, a ricercare attivamente e ad accogliere positivamente consigli e suggerimenti. 

L’umiltà è segno di grande maturità e forza, e viene sempre molto apprezzata. 

È poi importante essere curiosi, informarsi sulla realtà interna ed esterna all’azienda.

La curiosità indica freschezza e vivacità intellettuale.

Il leader ama il proprio lavoro

Non si può eccellere in qualcosa che non ci piace fare, l’entusiasmo e la passione sono forze trainanti e contagiose. 

Il leader, perché venga riconosciuto come tale, deve guadagnarsi il rispetto dei propri collaboratori. Con l’esempio del suo comportamento e con i risultati ottenuti nel tempo deve conquistarne la stima e diventare per loro un punto di riferimento stabile e coerente. 

Un leader deve assumere e saper portare la responsabilità delle proprie decisioni, talvolta prese in assenza di ampi consensi. 

Tutti prendiamo delle decisioni, facciamo delle scelte continuamente, grandi o piccole che siano: essere responsabili significa imputare a sè stessi e non ad altri (colleghi, superiori, clienti) i risultati di tali scelte. 

Ricordati che per un leader è anche positivo sapersi riconoscere il merito dei successi ottenuti, oltre che il peso degli errori. 

Tutte queste caratteristiche sono importanti perché contribuiscono a creare un clima pervasivo di fiducia. Un leader deve ispirare sicurezza e deve generare nei collaboratori fiducia nelle loro capacità, nelle capacità collettive del gruppo e nelle prospettive future.

leadership e fiducia

Leadership e motivazione: come fare ad essere dei leader motivati?

Abbiamo visto che leadership quindi significa capacità di guidare un individuo, un gruppo di persone e anche guidare sé stessi, attraverso l’azione, per il conseguimento di un obiettivo.

Farsi ascoltare, trasferire le proprie ragioni e farle condividere sono indubbiamente caratteristiche fondamentali per un Leader.

Se questo è vero la Leadership è strettamente legata alla Comunicazione e Motivazione.

Che cos’è la Motivazione?  Trovi qui la risposta:

È quella forza propulsiva che un individuo riceve dalla profonda convinzione (credenza) di poter soddisfare un suo Valore o Bisogno.

A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di iniziare un progetto e successivamente abbandonarlo, oppure di perseguire un obiettivo e poi cambiare direzione, e poi dirigerci ancora verso un’altra direzione.

Questo avviene essenzialmente perché ciò che muove gli esseri umani è la possibilità o la necessità di soddisfare un bisogno.

Più forte e importante sarà per noi tale soddisfazione, maggiore sarà la Motivazione per il raggiungimento di quell’obiettivo.

Ma cosa succede se dobbiamo motivare gli altri?

Leadership: per motivare bisogna essere prima di tutto  motivati

Tanti titolari pretendono e si attendono che il loro team sia sempre motivato, indipendentemente da come lei/lui si sente o si comporta. 

Impossibile motivare senza essere motivati

Arrivi al lavoro prima degli altri?  Sei sempre entusiasta, positivo, con qualche buona notizia da comunicare a tutti?  Hai un obiettivo ben fissato in mente? 

Se sì, allora potrai comunicare la tua motivazione. In caso contrario, non riuscirai mai nel tuo intento di avere un gruppo affiatato a tua disposizione. 

Per iniziare ad essere un buon Leader devi conoscere il motivo per il quale tu stesso e gli altri si muovono e con quale modalità:

Esistono due tipi di Motivazione, che noi descriviamo come un’energia, un flusso che si muove, andando incontro alle cose oppure evitandole del tutto:

  • Motivazione VERSO
  • Motivazione LONTANO DA

Leader e Motivazione Verso

È quel tipo di forza che un individuo sprigiona per ottenere determinati risultati, che lo spingono “verso” qualcosa (voglio ottenere quel risultato per…).

Leader e Motivazione Lontano Da

È quel tipo di forza che un individuo sprigiona per ottenere dei risultati al fine di evitare conseguenze. La sua concentrazione è sul cosa evitare, da cosa allontanarsi (non voglio più quel risultato negativo…).

Entrambi i tipi di Motivazione sono utili per ottenere un risultato, ma quale sarà più efficace?

Probabilmente sarà più efficace avere Motivazioni che ci spingono Verso qualcosa rispetto a quelle che ci Allontanano in quanto la concentrazione delle nostre forze per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati sarà fissa su ciò che desideriamo e non su ciò che vogliamo evitare.

Per un leader motivare i suoi Collaboratori quindi significherà capire qual è la loro modalità, cosa li motiva e come si motivano.

Leadership e comunicazione efficace: come dovrebbe comunicare un leader?

Quando il leader ha imparato a guidare sé stesso, è pronto per coinvolgere e motivare altre persone nei suoi progetti. A questo punto ricoprono una funzione fondamentale le sue doti comunicative e relazionali. 

Saper comunicare efficacemente è essenziale per l’esercizio della leadership: chi ricopre un ruolo di guida deve possedere grandi doti diplomatiche, saper negoziare e conciliare posizioni diverse, comunicare con la stessa disinvoltura sia alle persone che fanno parte del proprio gruppo, sia agli esterni.

Per far questo occorre avere una buona capacità di ascolto e riuscire ad essere empatici, capaci di mettersi nei panni degli altri, di “sentire” i loro stati d’animo, sentimenti ed emozioni. 

L’empatia nasce dall’autoconsapevolezza: quanto più si riesce a percepire e a comprendere le proprie emozioni, tanto più è facile leggere i sentimenti altrui. 

Utilizzare queste capacità relazionali non significa dover condividere il punto di vista di un’altra persona o cedere sulle proprie posizioni, ma essere disposti ad un reale dialogo. 

Dare dei feedback, anche critici, è segno di rispetto e considerazione per l’interlocutore, infatti quando sono espressi in modo adeguato vengono generalmente ben ricevuti. 

Un buon leader ha un atteggiamento positivo verso i propri collaboratori, li fa crescere, considerandoli una ricchezza. Sa vedere e sviluppare al meglio le loro potenzialità nascoste, sa coinvolgerli nei propri obiettivi, motivarli e stimolarli a dare di più.

In generale, è sempre molto importante saper coltivare delle relazioni positive con colleghi e collaboratori e sviluppare il più possibile la propria rete sociale. Questo significa tenere sempre le persone in alta e sincera considerazione, essere disposti ad aiutare per primi, investire in una relazione.

Una frase che descrive questo aspetto è: 

“Prima cerca di capire poi di farti capire….di capire davvero!!!”  del grande Stephen

Covey, che definisce proprio come un vero leader deve coinvolgere la sua squadra attivando prima di tutto l’ascolto attivo.

Un leader deve essere capace di stabilire obiettivi e raggiungerli

Punto cardinale della leadership è rappresentato dalla capacità del leader di  stabilire e raggiungere degli obiettivi strategici.

La maggior parte delle persone non ha chiaro che cosa vuole, ma, al limite, che  cosa non vuole.

Paradossalmente accade che si realizzi proprio ciò che non si desidera, lasciandosi trascinare qua e là dagli eventi e da ciò che vogliono gli altri.

Molte persone vorrebbero cambiare la loro posizione, ma non hanno alcuna idea di ciò che realmente vogliono e quale persona vogliono diventare.

Quando definiamo esattamente cos’è che vogliamo, ci muoviamo più rapidi e determinati in quella direzione, senza disperdere le nostre energie.

La funzione degli obiettivi è proprio quella di dare una direzione alla nostra vita, nonché alla nostra attività professionale.

L’obiettivo da solo non basta.

I leader di successo non solo sanno cosa vogliono ma anche e soprattutto il perché. 

In sostanza l’obiettivo deve avere uno scopo, deve soddisfare un bisogno e deve essere in linea con i nostri valori.

Tutto ciò determina la presenza di una forte motivazione, darà cioè la spinta necessaria per muoversi in quella direzione.

Ma quali sono le caratteristiche di un buon obiettivo?

  • PRECISO, specifico e dettagliato, definibile sulla scala dei tempi
  • POSITIVO, espresso in termini positivi
  • MISURABILE, che preveda delle procedure di verifica intermedie
  • RAGGIUNGIBILE e MOTIVANTE, che rispecchi i propri desideri e che possa essere raggiunto con le proprie forze
  • SANO, che produca conseguenze positive per sé e per gli altri

Un OBIETTIVO è un sogno con una data di scadenza

Affinché sia realmente valido, è fondamentale mantenere il proprio Focus Mentale sull’Obiettivo, rimanere concentrati e desiderare realmente ciò che si è prefissato. 

Per ottenere ciò l’Obiettivo dovrà essere espresso in forma scritta con le caratteristiche sopra elencate.

Leadership: qual è il primo passo che devi fare per essere un leader?

Per essere un leader integro ed efficace devi essere autoconsapevole. Questo ti richiede quindi di lavorare su te stesso a partire dal cambiare delle abitudini non efficaci.

Le persone temono il cambiamento perché spesso ci mette in condizioni che non ci piacciono molto, abbiamo paura di ciò che non conosciamo, abbiamo bisogno di sentirci sicuri, di avere certezze.

Fin da piccoli iniziamo a crearci una Zona di Comfort, cioè quella zona metaforica che comprende le nostre abitudini, i nostri modi di essere, di fare, i nostri schemi mentali, i nostri modi di rapportarci con le persone, i nostri modi di pensare, cose che fanno parte della nostra esperienza e del nostro vissuto.

Al di fuori della nostra zona di comfort c’è tutto ciò che non fa per noi, che non ci piace; un modo di vestirsi differente dal nostro, un modo di parlare, di pensare che non è il nostro, persone nelle quali non ci identifichiamo e così via.

Quando le persone si trovano all’interno di questa zona di comfort percepiscono una sensazione di sicurezza e si sentono sicure perché si rapportano con qualcosa che conoscono, che gli appartiene.

Perché devi tirarti fuori da questa zona di comfort?

Uscendo da questa zona di solito ci si sente… a disagio, insicuri perché non è il luogo dove siamo abituati a stare, non ne abbiamo familiarità.

Questo ci capita ogni giorno: quando andiamo in un posto dove non siamo mai stati, la sensazione non è la stessa di quando andiamo in un posto che già conosciamo. 

La stessa cosa accade in situazioni che ci chiedono di pensare e ragionare in maniera diversa; si crea un disagio mentale.

Il paradosso è che le persone vorrebbero avere risultati diversi ma nello stesso tempo fare le cose che hanno sempre fatto perché ciò che hanno sempre fatto lo conoscono e le fa sentire bene, al sicuro. 

Mentre, se devono fare cose che non conoscono, si sentono a disagio e quindi cercheranno di evitarle.

Ma è proprio in questa situazione spiacevole e di disagio che c’è la crescita.

Proviamo a pensarci insieme…ognuno di noi è migliorato personalmente soprattutto quando ha sbagliato o quando le cose non gli sono andate bene.

Nei momenti difficili ognuno tira fuori qualcosa in più che non ha mai tirato fuori in altre situazioni. In queste particolari occasioni avviene la crescita. 

Uscire dalla propria zona di comfort significa abbandonare la routine ed i meccanismi che ci assicurano che le cose sono “abbastanza” sotto il nostro controllo. 

Nella zona di comfort, le nostre credenze sono la legge che rende la vita sicura o perlomeno sperimentata.

leadership e cambiamento

Sii leader: inizia a cambiare una sola abitudine, poi cambiane 100

Un’abitudine è una modalità di pensiero o di comportamento che adottiamo in modo inconsapevole, naturale. Noi tendiamo a sviluppare abitudini o capacità senza volerlo, quindi per la maggior parte non scegliamo consciamente quali abitudini/comportamenti sviluppare e quali no.

Questi comportamenti vengono inoltre supportati dalle credenze che ci siamo costruiti durante il nostro percorso di vita.

Alcune esperienze possono aver radicato in noi le credenze più diverse: 

Lo sapevo che sarebbe andata così! Hai visto che avevo ragione…non sono portato per questo!” 

Troppe volte sentiamo pronunciare queste frasi, spesso proprio da noi stessi. 

Ignoriamo completamente gli effetti, l’influenza che convinzioni di questo tipo possano avere sui nostri comportamenti, sui risultati, sulla nostra VITA

Cosa hanno in comune le persone di successo, imprenditori, sportivi, letterati, scienziati, se non la capacità di CREDERE fermamente, fino all’ostinazione, in  ciò che fanno?

Se ascoltate le interviste ad un campione dello sport e ad un imprenditore di successo, sentirete affermare praticamente le stesse cose: non mollano mai, non si fermano di fronte alle difficoltà, agli inevitabili fallimenti, perché CREDONO nel profondo della loro anima in ciò che fanno.

Una credenza è una sensazione di certezza riguardo a qualcosa, una forte convinzione

E le credenze influenzano profondamente i nostri comportamenti e quindi la nostra vita perché il cervello umano attua meccanismi, più o meno consci, volti a confermarle. Possiamo avere credenze potenzianti, che ci aiutano e ci indirizzano verso il raggiungimento di un obiettivo, o convinzioni limitanti (come dice la parola stessa) che ci limitano fortemente su quello che vogliamo e su dove vorremmo essere.

Se, ad esempio, un venditore è convinto che il prodotto non riscontrerà il gradimento dei clienti, lo proporrà agli stessi con scarsa convinzione, sfiduciato, demotivato, privo di entusiasmo. I clienti percepiranno l’insicurezza dell’interlocutore e probabilmente non compreranno.

Il venditore troverà così confermata la sua credenza negativa secondo la quale il suo prodotto non è vendibile e, sebbene deluso dal risultato, proverà un senso di piacere, di conforto (ecco il paradosso!) nella conferma di una sua profonda convinzione.

Vedete che il circolo vizioso si autoalimenta così che lo ripercorreremo con sempre maggiore convinzione.

La prima cosa da fare è eliminare le credenze depotenzianti e sostituirle con credenze potenzianti e motivanti per innescare un circolo virtuoso con l’obiettivo di sfruttare al massimo il nostro potenziale.

Come cambiare le nostre credenze? 

Partiamo dal corpo e dalla fisiologia!

Il nostro modo di comportarci, i nostri atteggiamenti sono il risultato delle rappresentazioni interne che abbiamo della realtà. La fisiologia è lo strumento più potente che abbiamo per ottenere immediati cambiamenti di stato d’animo.

Uno dei modi… di mettersi nello stato d’animo più potenziante è quello di mettere la nostra fisiologia nello stato in cui ci troveremmo se avessimo raggiunto un obiettivo.

Il modo di pensare è strettamente collegato al modo in cui ci sentiamo fisicamente

Se per esempio siamo depressi non avremmo mai le spalle erette, testa alta e muscoli rilassati ma al contrario avremmo spalle chine, testa rivolta verso il basso e tensione sulle mascelle.

Provate a mutare la vostra fisiologia, a rivolgere la testa verso il cielo, a rilassare i muscoli, a respirare intensamente, e noterete che non riuscirete ad essere depressi perché, oltre alla fisiologia, avrete cambiato anche il vostro sistema di rappresentarvi mentalmente la depressione.

Se l’individuo cambia le sue rappresentazioni interne il sistema nervoso riceverà l’informazione di cambiare il portamento, l’espressione facciale, il tono muscolare, la respirazione e via di seguito.

O cambiamo le rappresentazioni interne o cambiamo fisiologia.

Il fatto stesso di ridere è un processo neurobiologico che ci far star bene! 

Infatti, sapevi che per corrugare la fronte si mettono in movimento ben 65 muscoli? 

Per sorridere solo 19. Allora, almeno per economia, sorridi!!!!

 

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Crescenzo Coppola

Founder della Ci. Effe. Consulting, è il responsabile commerciale ed Amministratore Unico dell’azienda.

L'autore

Crescenzo Coppola

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