Alcune ricerche affermano che una delle paure più grandi è quella di parlare in pubblico, per questo motivo sono moltissime le teorie e gli strumenti per migliorare le competenze per parlare davanti ad una platea.

Voglio raccontarti quali sono le teorie che riguardano la comunicazione e tutti gli studi che ci sono dietro; partiamo subito da una prima regola: Ogni Comunicazione è Comportamento ed ogni Comportamento è Comunicazione”.

Il concetto sembra un po’ complesso ma ti spiegherò nel dettaglio cosa significa:

i più grandi esperti di Comunicazione della nostra epoca hanno definito i presupposti della Comunicazione, ossia le regole base di una comunicazione efficace.

Da qui nasce la Programmazione Neuro Linguistica, nota anche come PNL

Vediamo insieme cosa afferma questa teoria:

La PNL è una disciplina che si fonda sullo studio del linguaggio e dell’influenza che esso ha sul comportamento umano, il tutto partendo dall’osservazione, lo studio e, successivamente, dal modellamento dell’eccellenza umana. 

La parola Comunicazione, difatti, è soggetta ad innumerevoli interpretazioni ed è sicuramente il più efficace e complesso strumento con cui gli esseri umani interagiscono. Affermando che “non si può non comunicareesprimiamo la formula chiave del processo comunicativo: ogni individuo vivente infatti comunica in molteplici modi e, del resto, non potrebbe esimersi dal farlo, nemmeno se lo volesse. 

Lo stesso silenzio è una forma di comunicazione spesso anche molto potente ed efficace. 

Il significato della Comunicazione sta nella risposta  (feedback) che se ne ottiene e non nelle intenzioni” 

La Comunicazione può essere vista come un sistema di feedback all’interno di un processo complesso, dove la risposta ricevuta influenzerà la comunicazione successiva. 

Vi è mai accaduto di dire o fare qualcosa che pensavate sarebbe stata gradita da un vostro amico, familiare, collega e di suscitare invece una reazione inaspettatamente negativa? 

Ciò dipende dal fatto che non tutti attribuiamo lo stesso significato alle cose e, pertanto, reagiamo ad esse in modi differenti

La vita quotidiana ci offre innumerevoli esempi di situazioni in cui basterebbe modificare l’approccio comunicativo per evitare o risolvere equivoci ed incomprensioni. Fondamentale quindi sarà verificare costantemente il responso generato dalla nostra comunicazione; questo ci permetterà di entrare più facilmente in sintonia con gli altri e ci farà comprendere l’importanza di adattare la nostra comunicazione alla soggettività dell’interlocutore. 

Comunicare significa trasmettere un messaggio, ma soprattutto far capire ad altri il nostro messaggio, pertanto diventa di fondamentale importanza il risultato della Comunicazione! 

I tre livelli della comunicazione

Grazie alla PNL sappiamo che, per comunicare, ciascuno di noi utilizza contemporaneamente tre livelli comunicativi: 

  • LINGUAGGIO VERBALE: le parole, il contenuto del messaggio 
  • LINGUAGGIO PARA-VERBALE, cioè l’espressività delle parole attraverso la voce: ritmo, volume, tono, intensità emotiva, pause 
  • LINGUAGGIO NON-VERBALE, il linguaggio del corpo: postura, gestualità, movimenti del corpo, sguardo, mimica del volto 

Affinché una comunicazione risulti efficace sarà importante che tutti e tre i livelli risultino allineati e congrui con il messaggio che vogliamo trasmettere.
Chiunque voglia convincere qualcuno della validità delle proprie idee dovrà prestare attenzione alla propria comunicazione non verbale e fare attenzione alle possibili incoerenze con il linguaggio verbale; se ad esempio affermiamo che il nostro prodotto è valido e contemporaneamente oscilliamo la testa come se volessimo dire no si verificherebbe uno stato di incongruenza che genererà una comunicazione distonica, questo porterà istintivamente il nostro interlocutore ad allontanarsi. 

Ma non esistono solo i livelli di una comunicazione ma anche quanto questi influenzano la relazione.

Nella fase iniziale di contatto con uno o più interlocutori l’incidenza della comunicazione sarà così ripartita: 

  • VERBALE 7% 
  • PARA-VERBALE 38% 
  • NON-VERBALE 55%

Cosa ti colpisce di questi dati??

Ci preoccupiamo di solito della forma verbale del nostro discorso, ma la comunicazione supera il significato letterale delle parole, perché è molto più profonda, non conta solo cosa diciamo ma soprattutto come lo diciamo

Non a caso ci si crea la cosiddetta “prima impressione” di qualcuno in pochi minuti o secondi.

La “prima impressione” si basa quasi esclusivamente sul potere della comunicazione non verbale; si prende un campione della personalità assimilando le informazioni trasmesse dal linguaggio corporeo, dai gesti, dal tono di voce della persona e ci si crea un’immagine associata ad esse. 

Tale immagine rappresenterà il filtro o il punto di partenza in ogni conversazione futura con quella persona. 

Quindi devi ricordarti che:

Chiunque voglia comunicare a qualcuno, sia esso un solo interlocutore o una platea d’ascoltatori, una notizia, un messaggio, un progetto, un’idea, dovrà saper impiegare nel migliore dei modi i tre elementi chiave che ha a disposizione: 

  • le parole
  • la voce
  • il corpo.

parlare in pubblico

Public speaking: l’arte di saper parlare in pubblico

Ti sei mai chiesto perché parlare in pubblico è un’arte?

Te lo spiego qui!

La comunicazione è diventata una “parola d’ordine” dei nostri tempi; sempre più persone considerano importante l’arte di comunicare in modo efficace, che si tratti di relazioni professionali o personali. 

Imparare ad esercitare tale arte fornisce alle persone la possibilità di esprimersi ed essere ascoltati in qualsiasi situazione, di poter comunicare con sicurezza ed efficacia all’interno della propria organizzazione con colleghi, collaboratori, superiori, e crearsi un’immagine di sé che genera attenzione e rispetto. La disinvoltura, la scioltezza, l’empatia sono, in tutti i tipi di rapporto professionale, un fattore chiave per la riuscita del proprio lavoro. 

L’arte di saper parlare in pubblico è qualche cosa che si può imparare come molte altre, non solo un talento naturale riservato a pochi eletti. 

Public speaking: le regole pratiche per migliorarlo

Eccoti alcune regole semplici e chiare per migliorare la tua performance:

CAPIRE E FARSI CAPIRE: la comunicazione non verbale e para verbale

Molte persone ritengono che parlare o scrivere siano gli unici strumenti a disposizione della comunicazione, ma si devono necessariamente tenere in considerazione i cosiddetti “sottostrumenti” dai quali si riesce a trarre il massimo dei risultati; tutti parliamo ogni giorno, eppure in pochi riescono ad ottenere dalle parole l’esito desiderato. 

Vi siete mai chiesti perché alcune persone vengono definite più comunicative di altre? 

Costoro sono in grado di “entrare nelle persone”, in quanto hanno una notevole capacità comunicativa e sanno gestirla al meglio per farsi capire sia dal singolo che dalle grandi assemblee, alcune volte semplicemente trasmettendo un’idea, altre volte convincendo della validità della propria idea. 

Molti pensano che questa capacità sia una dote naturale e che solo alcuni nascono con un simile talento, ma questo è vero solo in parte. Come già accennato, oggi sappiamo che questa capacità è costituita da regole e leggi molto precise, imparando le quali si riesce a comunicare meglio di altri. 

Quindi riepilogando non sarà certo aumentando il numero di vocaboli che la tua comunicazione verbale diverrà più efficace. 

Gli strumenti effettivamente utilizzabili e inconsciamente utilizzati dalla maggior parte delle persone per comunicare sono: 

  • VOCE: tono, timbro, ritmo, velocità, cadenza, dizione, fonetica, ecc.
  • CORPO: gestualità, fisiologia, fisiognomica, postura, espressione del viso, postura, movimenti nello spazio, abbigliamento, ecc. 
  • SGUARDO: movimenti degli occhi, intensità dello sguardo, modificazione dell’espressione, ecc.
  • VOCABOLARIO: parole, predicati, sintassi, ecc.
  • Ausilio di OGGETTI: scrittura e grafica, immagini, loghi, ecc. 

Iniziamo dalla voce, strumento chiave per “colpire” il nostro interlocutore.

Il controllo della voce

E’ molto importante non solo cosa si dice, ma soprattutto come lo si dice. 

Sappiamo bene quanto sia influente l’aspetto para verbale nella comunicazione, quanto esso possa essere determinante rispetto ai messaggi che vogliamo far passare. 

Ecco allora che lo strumento con cui comunichiamo certi concetti, la voce, diventa essenziale per far giungere gli stessi ad una platea. 

Un buon controllo della voce deve essere effettuato su due piani: 

  • il volume, cioè parlare per essere sentiti
  • l’espressione, cioè parlare per essere capiti. 

La tecnica di base per padroneggiare la voce è il controllo della respirazione. Il rumore prodotto dalla voce umana proviene dalla vibrazione dell’aria sulle corde vocali; la potenza dell’aria che passa attraverso le corde vocali determina il volume del suono prodotto. La posizione migliore per il controllo del respiro è la postura eretta. 

Il modo in cui un oratore esprime le parole contribuisce a chiarire il significato del discorso. L’espressione è determinata da tre elementi: variazione del tono, modulazione della voce e ritmo della sintassi. 

Il tono della voce 

Varia a seconda dello stato emotivo in cui si trova la persona: un tono alto è spesso indice di nervosismo, mentre uno basso dimostra al pubblico che la persona in quel momento è calma e controllata. Per la maggior parte delle persone il controllo della respirazione, oltre all’emissione lenta e controllata delle parole, dovrebbe contribuire a controllare il tono della voce. 

La modulazione della voce

Vuol dire rallentare i ritmi. L’oratore deve dare al pubblico il tempo di ascoltare ed assimilare le parole pronunciate. Un discorso più lento del normale indica anche che si ha qualche cosa di importante da dire. Infatti nel momento in cui parliamo più lentamente del solito, cambiando in modo cosciente la cadenza si può stimolare l’interesse del pubblico nei momenti in cui si percepisce che sta scemando (notate come in televisione le pubblicità hanno un volume leggermente più alto del film che si sta guardando: è un accorgimento per attirare l’attenzione dei telespettatori). 

La sintassi 

Nella sintassi le parole vengono raggruppate in frasi più o meno lunghe. Per comunicare meglio il significato di ognuno di questi gruppi di parole, è necessario considerarli come unità distinte. 

Bene! Adesso passiamo a quello che è più difficile controllare! Il corpo! Dovresti immaginare di avere davanti uno specchio ed osservare la tua postura mentre parli! All’inizio potrebbe essere un buon modo di prepararti

Il linguaggio del corpo: i segnali da interpretare

Generalmente quando qualcuno ci guarda per la prima volta, trae un giudizio immediato dall’aspetto fisico. Immediatamente vengono colti dettagli che indicano chi e cosa si è. La stessa cosa si verifica quando ci si presenta per la prima volta di fronte ad un pubblico. 

Lo stile dell’abbigliamento indica se si appartiene allo stesso gruppo sociale dei presenti, chi viene classificato come appartenente allo stesso gruppo verrà accolto meglio, chi è considerato “uno di noi” ha maggiori possibilità di comprendere i nostri bisogni e le nostre preoccupazioni. Chi si veste bene ed è attento al proprio aspetto fisico viene ritenuto più autorevole di una persona sciatta; quindi se si ha un bell’aspetto si è anche una bella persona. Apparire eleganti e ordinati vorrà dire pensare in modo elegante e ordinato. 

Il secondo aspetto che il pubblico percepisce è l’atteggiamento e il modo di muoversi. Dal momento in cui si incontra il pubblico per la prima volta, bisogna fare molta attenzione alla posizione fisica che si assume ed ai movimenti. Tenere le spalle dritte, la testa alta, ed evitare di apparire scomposti; sedersi ben eretti e non abbandonarsi sullo schienale della sedia; non lasciare che il torace sia inclinato verso il basso, ma sostenerlo in modo che la spina dorsale sia dritta e non incurvata; sarà pertanto auspicabile trasmettere l’impressione di essere rilassati ma attenti. Quando ci si alza in piedi per parlare si dovrà essere determinati ad assumere una posizione eretta. Non dondolarsi avanti e indietro, ma poggiare saldamente i piedi sul pavimento rimanendo fermi. 

Cercando un contatto visivo si esprime la propria apertura verso gli altri; si dimostra che non si è spaventati e che si è interessati a pensieri, sentimenti e reazioni altrui. Quando si stabilisce un contatto visivo, si cattura l’attenzione dell’ascoltatore e si crea una linea di comunicazione diretta. Parlando ad un gruppo si deve evitare di fissare una singola persona tra il pubblico e stabilire un contatto esclusivamente con quella persona; si metterebbe a disagio il prescelto e si escluderebbe il resto del gruppo. 

La gestualità favorisce una migliore comprensione da parte del pubblico delle parole pronunciate e le enfatizza. I gesti delle mani hanno significati molto specifici: possono aiutarci a sottolineare concetti e dare messaggi non verbali molto chiari oppure possono denotare disagio dell’oratore. Evitare quindi di giocherellare nervosamente con le mani, cercare di individuare e rimuovere le piccole manie che possono provocare irritazione (giocherellare con gli anelli, grattarsi spesso il naso/altre parti del viso, accarezzarsi la barba, coprirsi la bocca con la mano, ecc.). i gesti delle mani dovranno essere limitati a quelli che hanno un preciso significato nella comunicazione per permettere al pubblico di comprendere meglio i processi mentali. 

Una regola d’oro a proposito dell’espressione del volto è sorridere ma non troppo. Sorridere significa essere solari, gioviali, contenti di partecipare all’evento; tanto più spontaneo e rilassato sarà l’oratore tanto più lo sarà il pubblico. Sorridendo in modo rigido senza lasciar trasparire alcuna emozione sul volto farà pensare al pubblico che si ha qualcosa da nascondere, che non si è veri. 

Adesso passiamo alla parte tecnica. 

Per spiegartelo utilizzerò una metafora, cosicché tu possa ricordarla quando sarai davanti al tuo pubblico. Partiamo!

La struttura del discorso

Un buon discorso necessita di una struttura ben definita. Usando come metafora un “viaggio” ,possiamo così suddividere le fasi di un discorso: 

  • DECOLLO: è la partenza, l’oratore richiama l’attenzione del pubblico e fa una panoramica generale dell’argomento che intende trattare 
  • VOLO: è il corpo del discorso, l’oratore presenta al pubblico le informazioni e la propria tesi 
  • ATTERRAGGIO: è la conclusione, l’oratore tira le fila delle informazioni presentate e lascia al pubblico degli spunti di riflessione 

Decollo

Quando l’oratore si alza in piedi per iniziare a parlare, il pubblico valuta innanzitutto l’aspetto fisico e, in secondo luogo, le parole pronunciate nei primi istanti. Si tratta di attimi preziosi in cui l’oratore può contare sull’attenzione completa del pubblico, che in quel momento cerca di valutare se stare ad ascoltare oppure no. 

Un metodo per attirare l’attenzione del pubblico consiste nel raccontare un fatto interessante, una statistica sorprendente, un breve aneddoto, una battuta o una citazione spiritosa. 

Quando il pubblico è attento bisogna far notare non solo che l’argomento è interessante, ma anche pertinente alla sua esperienza ed alle sue necessità, cercando di identificarsi con le aspettative dei presenti. 

Poi occorre dimostrare di essere qualcuno che ha qualcosa di valido e di interessante da dire, e dopo necessario dare una breve e semplice spiegazione di quello di cui si intende parlare e di ciò che si vuole ottenere. 

Questi due ultimi elementi, definizione dell’argomento e degli obiettivi, dovrebbero garantire che chi parla si preoccupa di rimanere aderente alle necessità del pubblico. 

Un buon decollo dovrebbe ispirare sicurezza, essere breve e semplice abbozzando la forma del discorso, l’oratore dà al pubblico un’idea della strada da percorrere per giungere a destinazione e delle tappe intermedie su questo cammino. Chi ascolta è messo in grado di seguire il percorso e di sapere cosa lo attende, avvicinandosi così alla destinazione. 

Volo

L’oratore, dopo aver persuaso il pubblico a unirsi al viaggio, aver spiegato il percorso e quanto ci vuole per raggiungere la meta finale, presenta il materiale relativo alla prima parte; lo spazio tra una parte e l’altra viene colmato con un aggancio, ovvero una frase o due che fungono da “ponte” per passare poi all’argomento successivo. E’ importante utilizzare ad ogni punto di aggancio una frase significativa che richiami ciò che è già stato illustrato per evitare che il pubblico si perda o si annoi. 

Riprendere ad elencare le diverse parti di un’argomentazione mentre si procede nell’esposizione aiuta il pubblico non soltanto a non perdere di vista l’obiettivo del discorso, ma anche a ricordarne i passaggi precedenti. 

Quando si affronta la parte centrale del discorso, si deve mantenere vivo l’interesse dei presenti, facendo riferimento alle loro necessità specifiche, in particolare nei punti di aggancio. 

Atterraggio

Generalmente una platea riesce a mantenere la concentrazione per un tempo limitato. Si è attenti all’inizio di un discorso, ma dopo pochi minuti si inizia a distrarsi; tuttavia l’interesse si risveglia se si indica al pubblico la vicinanza del traguardo, ovvero si dice chiaramente che ci si avvia verso le conclusioni. Risvegliata l’attenzione, la parte finale dell’esposizione diventa importante quanto quella iniziale, perché anche questa fase può servire per indurre la mente dell’ascoltatore a fissare le argomentazioni trattate. 

La chiusura deve comprendere un breve riassunto di tutto il materiale trattato. In questo modo si ribadiscono i punti salienti che si vogliono trasmettere, favorendo la memorizzazione. E’ auspicabile terminare in crescendo, dando alla platea quelle parole in cui si condensa il messaggio del discorso. 

Aneddoti, battute, domande retoriche o citazioni sono sempre un buon modo per finire, bisogna sempre cercare di concludere ispirando fiducia. 

Ti voglio parlare dell’elemento chiave del parlare in pubblico: le emozioni! In particolare c’è un’emozione tra tutte che potrebbe esprimersi: l’ansia

parlare in pubblico e ansia

La paura di parlare in pubblico: come controllare l’ansia

La paura di parlare in pubblico rappresenta per molte persone un ostacolo insormontabile: sudore, rossore, agitazione, vuoti di memoria, sono solo alcuni dei sintomi che si possono manifestare. 

Tali sintomi indicano che il corpo è in allerta e sottintendono una serie di ragioni che portano a manifestarli; tra cui il non avere esperienza e sentirsi impreparati, non conoscere bene l’argomento, temere il pubblico e in generale il giudizio degli altri, perdere la memoria, rendersi ridicoli dicendo o facendo qualche cosa di stupido. 

Tutte queste preoccupazioni si basano sulla paura dell’ignoto. Per tutti gli oratori c’è stata una prima volta e anche il debutto di alcuni oratori brillanti è stato un disastro; la paura della novità scompare non appena si è affrontato il primo discorso

Nell’ambito del discorso spesso si teme di non conoscere a fondo l’argomento, di perdere il filo nel mezzo della presentazione o di non sapere cosa dire quando ci si alza in piedi; l’oratore può liberarsi da tutte queste paure attraverso la preparazione. 

Una preparazione molto accurata farà sentire l’oratore più tranquillo e consapevole di ciò che deve dire. Se non si è particolarmente sicuri dell’argomento si potrà restringere il campo limitandosi solo a ciò di cui si è certi, se si ha paura di perdersi per strada, si dovrà provare a fondo e con un certo anticipo il discorso, in modo da poter anche improvvisare. 

Se si è sicuri dell’argomento da trattare, non è possibile essere considerati ridicoli, in quanto ben pochi tra gli ascoltatori saprebbero fare di meglio al posto dell’oratore. 

Se ci si confonde, non è necessario chiedere scusa, perché basta fermarsi, fare un respiro profondo, ricordare quello che si voleva dire, stabilire un contatto visivo e continuare. 

Si sa che la paura deriva dalla convinzione di non essere preparati per il compito assegnato, di sentirsi giudicati e inadeguati

Tuttavia la paura non è un sentimento razionale, ma una risposta fisica che è difficile da controllare; pertanto si può affrontare l’ansia agendo sul corpo piuttosto che sulla mente. Lavorando sulla fisiologia attraverso il rilassamento, il respiro, la visualizzazione, si potranno ottenere ottimi risultati. 

Ricordiamoci che ridurre l’ansia non significa eliminare completamente l’emozione o un leggero nervosismo legato alla performance che si dovrà tenere, l’emozione fa apparire autentici e dà un’anima al discorso, un po’ di nervosismo aiuta a ad impegnarsi a fondo in ciò che si deve fare. 

Ricordati che:

Per qualsivoglia Comunicazione è indispensabile usare il cuore non meno della testa!

Adesso hai tutti gli strumenti per essere un comunicatore efficace!

Buon Lavoro!

 

Vuoi ricevere ogni giorno nuovi consigli e approfondimenti sulla comunicazione o su altri argomenti utili per la tua crescita professionale e personale? Iscriviti alla nostra community Facebook: il luogo migliore per crescere e formarsi insieme! Ti aspettiamo!

Crescenzo Coppola

Founder della Ci. Effe. Consulting, è il responsabile commerciale ed Amministratore Unico dell’azienda.

L'autore

Crescenzo Coppola

Founder della Ci. Effe. Consulting, è il responsabile commerciale ed Amministratore Unico dell’azienda.

Ora tocca a te! Vuoi ottenere di più dal tuo business?

Contattaci per chiedere una consulenza personalizzata.

    Scegli l'argomento:

    I campi contrassegnati con * sono obbligatori.