Ti capita mai di essere fraintes* o di fraintendere i discorsi degli altri?

Fai fatica ad esprimere i bisogni? E pensare che nessuno ti capisca?

Spesso mi fermo a ragionare su questi aspetti e quello che mi viene subito alla mente è che diamo per scontato una competenza così importante forse perché la apprendiamo sin quasi dalla nascita. 

Eppure molte delle cose che viviamo, facciamo, sentiamo, consideriamo hanno a che fare con la comunicazione. 

Anche quando meno ce ne rendiamo conto o ci prestiamo attenzione. 

La comunicazione pervade e influenza continuamente la nostra vita quotidiana: tutti abbiamo bisogno di relazionarci al mondo che ci circonda e di saper comunicare efficacemente.

Cos’è la comunicazione? Diamo una definizione

E come definiamo la comunicazione e tutti gli elementi utili a far sì che possiamo avere una comunicazione efficace nelle relazioni? 

Per rispondere a questa domanda voglio raccontarvi di più sulla comunicazione come processo e di tutti gli elementi che la contraddistinguono.  

Innanzitutto, la comunicazione è un processo

Ebbene si, la comunicazione è il processo che consente di trasmettere informazioni.

Un processo attraverso il quale si mettono in comune informazioni, idee, fatti, comportamenti, opinioni, sentimenti. 

Mi piace definirla come dono: quando comunichiamo, in qualsiasi modalità e attraverso lo strumento che scegliamo, stiamo donando qualcosa di noi! 

Il termine “comunicazione” – dal latino “com”, cioè “con”, e “munire”, cioè “legare” – indica principalmente una serie di fenomeni che comportano il trasferimento di informazioni. Nel suo significato originale, comunicare significa “mettere in comune”, cioè condividere pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti con gli altri.

Le norme di base della comunicazione hanno come obiettivo fondamentale quello di rendere efficace lo scambio fra un emittente, cioè colui che trasmette le informazioni, e un ricevente, colui al quale sono rivolte, attraverso un canale specifico e utilizzando un linguaggio codificato decifrabile. 

Ma questo non basta, tra i primi studiosi della comunicazione troviamo Shannon, matematico e ingegnere statunitense che nel lontano 1948 pubblicò Una teoria matematica della comunicazione”, un trattato scientifico che poneva la base teorica per lo studio dei sistemi di codificazione e trasmissione dell’informazione limitata al concetto di semplice trasferimento di informazioni da una fonte ad una meta. 

Solo più avanti, diversi studi ci riportano ad una circolarità del modello comunicativo, e quindi un processo, facendo partecipare alla comunicazione oltre che l’emittente anche il destinatario così da creare un sistema circolare. 

Come comunicare in modo efficace?

Comunicare in modo efficace significa sapersi esprimere in ogni situazione con qualunque interlocutore a tutti i livelli della comunicazione (verbale – paraverbale – non verbale) in modo chiaro e coerente con il proprio stato d’animo e le proprie emozioni.

Cosa rende questo processo così importante, per nulla scontato e a volte complesso? 

Le forme di comunicazione sono moltissime ed essenziali per tutte le attività umane, tanto da poter affermare che l’esistenza stessa e il progresso dell’umanità dipendono dalla possibilità di comunicare.

Affinché la comunicazione sia efficace è necessario che ci siano delle regole condivise, in modo da evitare equivoci. 

E a questo che ha pensato Paul Watzlawick, nell’ormai lontano 1967 nel libro “La pragmatica della comunicazione umana”, elaborato unitamente ad altri studiosi della scuola di Palo Alto in California, che è diventato la base della teoria della comunicazione interpersonale su cui si basano tutti i successivi studi.

Questo libro evidenzia come ogni comportamento tenda a trasmettere un messaggio e sia, pertanto, da considerarsi comunicazione; e viceversa, ogni comunicazione è anche un comportamento

Comunichiamo tutti i giorni tramite parole e gesti, a volte coscientemente, altre volte no, per narrare le nostre emozioni, eventi, idee. 

Esistono degli assiomi, ovvero regole, proprietà insite nella comunicazione che hanno implicazioni relazionali.

I livelli della comunicazione interpersonale

Prima di approfondire i 5 assiomi della comunicazione, specifichiamo quali sono i canali di comunicazione.

  1. Comunicazione Verbale, il livello che indica ciò che si dice o, nel caso della comunicazione scritta, ciò che si scrive; riguarda la scelta delle parole e la costruzione logica delle frasi, secondo le strutture grammaticali e sintattiche della lingua alla quale ci si riferisce. 
  2. Comunicazione Non Verbale, tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura e i propri movimenti, ma anche attraverso la posizione che si occupa nello spazio e gli aspetti estetici. Riguarda: mimiche facciali, sguardi, gesti, posture, andature e abbigliamento. 
  3. Comunicazione Paraverbale, vale a dire il modo in cui qualcosa viene espresso. Essa riguarda la voce (tono, volume, ritmo), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore, come ad esempio schiarirsi la voce, tamburellare ed emettere suoni. Nella scrittura possiamo fare riferimento all’uso della punteggiatura, capace di attribuire uno specifico ritmo durante la lettura. 

I 5 assiomi della comunicazione: cosa sono?

I 5 assiomi della comunicazione postulati da Paul Watzlawick sono stati elaborati per rendere la comunicazione più efficace nelle relazioni umane.

Esploriamoli uno alla volta

Primo assioma: è impossibile non comunicare

Non è possibile non comunicare, così come non è possibile realizzare un non comportamento. Anche se decidiamo di rimanere in silenzio stiamo comunque dicendo qualcosa di noi agli altri.

La comunicazione quindi esiste sempre, ma in effetti può essere inconscia o involontaria. In alcuni casi ci possiamo anche trovare di fronte a una comunicazione inefficace, per esempio se non riusciamo a capirci con un’altra persona. Ma si sta sempre comunicando qualcosa. 

Secondo assioma: contenuto, relazione e metacomunicazione.

Il secondo assioma prende in considerazione il contenuto, ovvero cosa stiamo comunicando, e la relazione, ovvero il tipo di relazione tra i due o più interlocutori.

Questo assioma vuole rimarcare quanto un messaggio non è mai solo una semplice trasmissione di informazioni ma contiene indicazioni sul tipo di relazione.

Ogni comunicazione quindi racchiude una metacomunicazione che ci racconta del tipo di relazione che intercorre tra le persone che stanno parlando ma può contemporaneamente determinare la relazione stessa che c’è tra i due comunicanti.

Terzo assioma: gli eventi hanno una punteggiatura

Questo assioma ci ricorda la rilevanza del contesto: la comunicazione può variare a seconda della punteggiatura degli eventi. Questo significa che la realtà si crea mentre noi la stiamo comunicando, a seconda della punteggiatura usata, cambia il significato che diamo alla comunicazione e alla relazione. Per questo è importante riuscire ad avere una capacità di ascoltare e riuscire a comprendere anche le interpretazioni degli altri.

Quarto assioma: la comunicazione può essere digitale (numerica) o analogica

La comunicazione verbale utilizza una modalità digitale, mentre la comunicazione non verbale analogica. Una comunicazione efficace si verifica quando la comunicazione digitale e analogica coincidono ovvero tutte le componenti della comunicazioni serviranno a rafforzare quello che stiamo dicendo.

Quinto assioma: lo scambio comunicativo può essere simmetrico o complementare:

La comunicazione simmetrica si verifica quando gli interlocutori hanno una comunicazione alla pari, mentre la comunicazione complementare si presenta quando uno dei due ha una posizione di subordinazione all’altro. 

Bene, ma questo può bastare per avere una comunicazione efficace? 

L’ascolto per una comunicazione efficace

Per rispondere a questa domanda, riprendiamo un antico detto:

“La ragione per cui abbiamo due orecchie ed una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno.”

– Zenone, filosofo greco

Come ci suggerisce il detto, se vuoi comunicare, devi essere in grado di ascoltare.

L’ascolto attivo rappresenta le fondamenta di qualsiasi comunicazione efficace. La base su cui ci si può comprendere, risolvere crisi, negoziare, ma anche migliorare i rapporti con le persone in ogni ambito personale e professionale.

Quando rifletto su un ascolto efficace mi viene in mente innanzitutto un’esperienza positiva, momenti in cui mi sono sentita ascoltata non solo con le orecchie ma anche capita con il cuore. Mica facile, mi dirai!!! 

L’ascolto efficace può avere tante sfumature, che vale la pena esplorare. L’aspetto fondamentale è sapere che l’ascolto diventa efficace quando raggiunge gli scopi, che però sono differenti in base alla relazione. 

Il buon ascoltatore sa usare la modalità di ascolto giusta per lo scopo, sa capire il contesto, sa usare molteplici strumenti e modi.

Tipi di ascolto nella comunicazione

Esistono dunque diverse tipologie di ascolto.

Te ne mostrerò alcune utili per la tua vita: 

Ascolto selettivo

L’ascolto selettivo, va a cercare le informazioni utili e precise, che possono riguardare sia oggetti che emozioni rispetto a un evento o tema in fase di esplorazione. La nostra presenza mentale è focalizzata su qualcosa che ci interessa.

Ascolto attivo

L’ascolto attivo è molto utile attivarlo quando il nostro obiettivo è quello di raggiungere un elevato livello di comprensione, per non deludere le aspettative del nostro interlocutore.  L’abilità di questa tipologia di ascolto sta nel ricordare le informazioni che riceviamo dall’altro e nel rimandarli indietro al nostro interlocutore senza modifiche, distorsioni o giudizi.

Ascolto Empatico 

Arriviamo finalmente alla tipologia di ascolto che preferisco, quella tipologia che incorpora e allena una delle competenze più utili oggi alla relazione: l’empatia. Essa ci permette di entrare in sintonia ed armonia con gli altri, di comprendere a pieno il messaggio che l’altro ci sta inviando e di avere cura di relazioni efficaci e durature nel tempo, oltre che una comunicazione performante in ogni ambito. 

L’ascolto empatico è quello più fedele alla comunicazione efficace, perché, oltre a mantenere la conversazione aperta, permette al nostro interlocutore di scoprire aspetti di sé ancora sconosciuti.  Il suo grado di complessità è più alto, per questo necessita di un costante allenamento. 

Tecniche ed esercizi per allenare l’ascolto empatico

Di seguito voglio donarti alcuni ingredienti per poterti allenare da subito ad attivarlo:

  • Cerca sempre il giusto luogo per comunicare e prenditi cura dello spazio
  • Sistemati davanti al tuo interlocutore così che tu possa mantenere un contatto oculare
  • Sii sereno, è il suo momento. Ti sta comunicando qualcosa di sé, resta attento e focalizzato sul suo racconto
  • Dedica il giusto tempo
  • Non interrompere mai 
  • Cerca di rielaborare il suo discorso se vuoi fornire un feedback o un consiglio, questo non è sempre necessario 
  • Non distorcere il messaggio e non giudicare, le persone non hanno bisogno sempre della tua opinione ma del tuo ascolto e della tua comprensione.

La comunicazione nonviolenta

Questa tipologia di ascolto mi dà la possibilità di raccontarvi di una tipologia di comunicazione che mi ha affascinato tempo fa e che mi ha dato la possibilità di migliorarmi e migliorare le mie relazioni.

Vi sto parlando della Comunicazione NonViolenta (CNV). 

Questa offre un modo per stabilire e/o ripristinare la Connessione con noi stessi e con gli altri.

Ti capita mai di provare dolore, tensioni, incomprensioni nelle relazioni? Di sentirti che emozioni di forte intensità stanno avendo il sopravvento e che spinti da questa ricorri a forme di violenza verbale o comportamenti aggressivi? Ti capita mai di subire tutto questo? 

Forse la giusta domanda da porci è: a chi non capita? 

La CNV non è solo una forma di comunicazione ma un modo di vivere. 

Di essere!

Ci mette davanti ad una questione importante, ovvero riflettere sul modo in cui la nostra cultura e i nostri valori hanno contribuito e ci hanno influenzato nell’avere oggi comportamenti sul posto di lavoro, nelle nostre relazioni, nei luoghi in cui la solo nostra presenza determina relazione e comunicazione con altri user e utenti. 

Ci aiuta a comprendere a pieno come scegliere comportamenti e linguaggi può favorire la connessione con noi stessi, con gli altri e la pura comprensione della distinzione tra queste due dimensioni indicandoci un rispetto genuino ed empatico.

Dobbiamo a Marshall Rosenberg, psicologo statunitense, la creazione della Comunicazione Nonviolenta o “linguaggio giraffa”, poiché la giraffa è l’animale terrestre che ha il cuore più grande, non è un predatore ma  si sa ben difendere dai predatori.

Il processo di Rosenberg, ed ecco che torna la comunicazione come processo, consiste nel concentrare l’attenzione su ciò che è vivo in noi e negli altri attraverso un dinamismo di vita che ci è naturale. Focalizza l’attenzione sulle azioni che arricchiscono la nostra vita insieme a quella degli altri.

La CNV ci aiuta a diventare consapevoli che ogni giudizio moralistico è l’espressione indiretta di un bisogno. Ci invita pertanto ad attingere alla vita che vi è contenuta per contattare e, se lo desideriamo, per esprimere semplicemente e onestamente i nostri bisogni senza criticare o insultare gli altri; ci propone inoltre di intendere semplicemente i bisogni degli altri, anche quando sono espressi in un modo che può essere percepito come una critica, un giudizio o un attacco nei nostri confronti.”

Rosenberg ci offre un modello preciso che si sviluppa in 4 punti chiave “OSBR”:

  • Osservazione: descrivi in modo oggettivo i fatti a cui ti riferisci o a cui stai reagendo
  • Sentimenti: davanti a quei fatti riconosci i tuoi sentimenti, ciò che provi nel corpo e nel cuore
  • Bisogni: esprimi i bisogni soddisfatti o insoddisfatti che hanno causato quei sentimenti
  • Richiesta: chiarisci e formula una richiesta concreta, positiva, nel presente, che descrive le azioni che in quel momento scegli di intraprendere per soddisfare i bisogni presenti in te quel momento, in quel contesto, con quella persona.

“Il seme della violenza nel mondo inizia nel modo in cui mi ascolto e ti ascolto, nel modo in cui mi penso e ti penso, nel modo in cui mi parlo e ti parlo. La comunicazione empatica ci aiuta a creare e a vivere la connessione che tanto desideriamo avere con noi stessi, con l’altro e con la vita.” – (Marshall Rosenberg)

Perché possiamo e vogliamo allora sviluppare una comunicazione efficace? 

La comunicazione ci serve per esprimere noi stessi, i nostri stati d’animo e per poter instaurare relazioni soddisfacenti, nelle quali condividere i nostri bisogni, valori ed obiettivi con gli altri con chiarezza. Comunicare efficacemente significa anche saper ascoltare e quindi conoscere meglio gli altri, i loro bisogni, ed obiettivi.

 

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Valentina Peccia

Sociologa, Trainer e Life and business coach

L'autore

Valentina Peccia

Sociologa, Trainer e Life and business coach

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