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Quante volte ti è capitato di pensare “avrei potuto rispondere così….. anziché rimanere in silenzio”… subito dopo un confronto con qualcuno?

Si dice che la forza di saper rispondere a tono e la lucidità del trovare la frase giusta al momento giusto (o quasi) avvengano sotto la doccia, oppure nelle prime ore del mattino quando si è in dormiveglia.

Ma non voglio darti consigli su come dormire meglio o rilassarti durante le tue routine giornaliere, piuttosto vorrei raccontarti cosa si intende per comunicazione assertiva e assertività.

Assertività: significato ed etimologia

Partiamo dall’etimologia della parola, ossia dal significato della parola: asserire significa sostenere con vigore, cioè sostenere le proprie idee rispettando il pensiero dell’altro,  ma seguendo un principio di reciprocità.

Il significato di assertività va a braccetto con uno stile di vita, nel senso che, quando sono centrato e autentico e sono collegato all’altro, riesco a mantenere un equilibrio tra essere passivo (subire l’altro), ed essere aggressivo, quindi rendere l’altro una mia “vittima” (nel senso metaforico del termine).

Se ci pensiamo bene, quando attiviamo una comunicazione aggressiva, di solito, la nostra energia è concentrata sull’investire l’altro con le nostre parole e le nostre idee: l’unico obiettivo in questo caso è che l’altro capisca ed accetti soprattutto SOLO IL NOSTRO PUNTO DI VISTA.

Nel caso di una comunicazione nella quale la nostra posizione è di estrema passività, l’altro è percepito come intrusivo e quindi esageratamente invadente; spesso ad una comunicazione così reagiamo chiudendoci e, alle brutte, non ascoltando nemmeno una parola di quello che prova a comunicarci.

In entrambi i casi descritti la comunicazione non raggiunge il suo obiettivo: i due interlocutori non si comprendono e non adottano alcuna comunicazione efficace.

Comunicazione assertiva: cosa non è? Gli esercizi per svilupparla 

Inizia cambiando i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti.

Le persone poco assertive partono da un’idea di se stessi molto insoddisfacente, hanno di solito una scarsa autostima, pensano che gli altri non provino interesse nei loro confronti, hanno un giudice interiore molto esigente, quindi, qualsiasi cosa loro pensino, il primo a sabotare qualsiasi forma di comunicazione più esplicita è il loro “super io” (per dirla alla Freud) o semplicemente il nostro giudizio.

Per questo motivo si parla di esercizi della comunicazione assertiva, nel senso che la comunicazione assertiva va allenata giorno dopo giorno: dall’affermare ciò che si vuole vedere al cinema durante la scelta di un film con il nostro partner o con gli amici, fino alla gestione di una riunione di team, dove la nostra idea sembrerebbe apparentemente impopolare ma in realtà ha tutto il diritto di essere espressa!

Di solito la scarsa assertività produce un “circolo vizioso”, fino ad arrivare al silenzio- assenso anche quando non siamo d’accordo.

Solo nel caso di un episodio estremo, dove sentiamo forte ingiustizia o ci sentiamo colpiti nella nostra dignità, si  attiva un nuovo “programma”, cioè una nuova reazione che offre la possibilità di un nuovo comportamento.

Il circolo virtuoso dell’assertività

Quando iniziamo ad esprimerci in maniera sempre più “assertiva”, ci accorgiamo da subito che anche il mondo intorno a noi cambia: gli altri hanno una considerazione diversa di noi, si migliorano i rapporti perché si attiva un ascolto molto più empatico e reciproco, nascono possibilità di confronto e di dialogo costruttivi.

L’idea che abbiamo di noi stessi e l’attenzione che diamo ai nostri bisogni cambia, aprendoci di più alla possibilità di poter esprimere quello che proviamo e pensiamo. Questo offre maggiore spazio a un atteggiamento creativo e alla possibilità di esprimere noi stessi.

Diventa, quindi, una sana abitudine di espressione che sconfigge l’inibizione del pensiero e giudizio da parte degli altri, producendo nel tempo anche emozioni positive, fiducia e sicurezza personale collegate al momento in cui si deve esprimere quello che si pensa.

6 regole per diventare assertivi

Andre Salter (1914-1996) nel suo libro del 1949 (pensate!!!) “Conditioned Reflex Therapy”, definì una serie di regole e comportamenti per diventare assertivi.

Te le elenco qui di seguito riflettendo insieme a te su come potrai applicarle alla tua vita quotidiana:

  1. Esprimi a parole i tuoi sentimenti: fa in modo che le persone sappiano quando sei felice, sei triste, determinato, irato e simili;
  2. Mostra le tue emozioni a livello non verbale. Se sei felice, sorridi e mostra felicità. Se sei arrabbiato, aggrotta le sopracciglia.
  3. Quando non sei d’accordo con qualcuno discutine con lui. Non rimanere in silenzio.
  4. Usa il pronome “Io” il più possibile.
  5. Esprimi apprezzamento quando sei elogiato (goditi i complimenti aggiungerei anche io!!!)
  6. Improvvisa: vivi l’istante!

Che ne pensi di queste 6 regole per essere assertivi?

Partiamo dalle prime due: mostrare le emozioni che proviamo! 

Forse, ci hanno insegnato tutto il contrario! “Non piangere, non gridare…” ecc. sono tutte frasi che ci hanno ripetuto sin da piccoli. 

E, secondo te, a cosa si sono legate nel nostro immaginario? 

Al fatto che mostrare le emozioni è roba da bambini. 

Ecco, questo è il motivo per cui le prime due regole di Salter ci liberano!

Il corpo esprime emozioni e dobbiamo usarle! 

Le emozioni sono dei campanelli di allarme e ci indicano che sta passando qualcosa per la nostra mente che va a finire nel corpo. (Te lo racconto nell’articolo sull’intelligenza emotiva).

La prima cosa è mostrarsi all’altro, senza paura del giudizio, perché l’altro riconosce l’emozione e si immedesima in noi. Questo permette un avvicinamento del nostro interlocutore.

Un altro input riguarda la nostra incapacità/capacità di esprimere il nostro parere.  Soprattutto quando non sei d’accordo, devi esprimerlo.

Rimanere in silenzio non farà cambiare le cose.

Superare la paura del giudizio (prima la tua e poi quella dell’altro) è il primo passo per aprirsi al cambiamento ed all’opportunità di poter rendere chiaro il tuo punto di vista.

Impara col dire la frase magica: “Interessante la tua posizione, ma non sono d’accordo…”. 

Questa è la tecnica del “ricalco e guida” (tecnica che ti spiego nell’articolo sulla comunicazione efficace), nella quale io esprimo il mio parere non screditando la posizione dell’interlocutore: questo permette all’altro di non sentirsi attaccato e di ascoltare con più facilità il tuo punto di vista. 

Provare per credere! 

Nell’idea di centrare tutto su te stesso, usando il pronome “IO”, c’è la possibilità di fare luce sulla tua posizione ed escludere, di conseguenza, che le tue parole possano riferirsi all’altro. 

In che senso dirai?

Se parli di quello che pensi, che provi tu e non di quanto sia diverso o sbagliato l’idea dell’altro, avrai raggiunto uno stato molto neutrale e comunque avrai esposto la tua idea senza attaccare nessuno.

Infine,  VIVI IL PRESENTE, IMPROVVISA!

Non è un salto nel buio, ma piuttosto devi provare e improvvisare un nuovo comportamento, perché proprio da lì si apriranno diverse possibilità di comunicare al mondo quello che pensi, ma soprattutto chi sei veramente!

Assertività e libertà

Adesso che hai una linea guida per mettere in campo i tuoi primi tentativi di comunicazione assertiva, ti voglio ricordare che quello che devi allenare è un gioco di equilibri tra pensiero, emozioni e abilità sociali, intese come capacità di stare al mondo e di relazionarti con l’altro.

Si diventa liberi con l’assertività perché si lavora su due piani: 

  • il primo riguarda la possibilità di liberarsi dai condizionamenti ambientali negativi;
  • il secondo riguarda la possibilità di esprimerti sempre meglio, in forme più evolute e più efficaci.

I condizionamenti riguardano tutti i pregiudizi e le abitudini che ci influenzano negativamente, le abilità sociali invece sono le forme di comunicazione ed ascolto dell’altro che ci permettono di essere “accettati” a livello sociale.

Comunicazione assertiva e psicologia: il linguaggio interiore dell’assertivo

In psicologia si definisce “dialogo interno” o “linguaggio interiore” la comunicazione diretta con noi stessi, il parlarsi attraverso frasi ripetute che rispecchiano un “copione” costruito nel tempo, mosaico delle infinite esperienze di vita.

Ma cosa c’entra il linguaggio interiore con la comunicazione assertiva?

Il dialogo interno positivo e l’incoraggiamento quando ti trovi in situazioni dove devi esprimere i tuoi pensieri sono due degli elementi fondamentali per arrivare alla meta.

Il linguaggio interiore serve a chiarire “internamente” cosa vuoi dire all’altro. Cosa ti disturba e qual è la tua reale esigenza, senza passare il tempo a cercare cosa vuoi criticare nell’altro.

L’assertività non è una critica ma una espressione chiara e neutra delle tue idee.

Per questo motivo ti consiglio di essere presente a te stesso e di non farti prendere dall’emotività invalidante, ossia dalla perdita del controllo (te ne parlo nell’articolo sulla gestione delle emozioni).

Quindi l’assertività è l’allenamento del costante rapporto tra cosa vuoi tu e cosa vuole l’altro, è una dinamica di ascolto e condivisione senza giudizio ma di reciprocità di intenti!

Bene, adesso che lo sai, a chi vuoi dire quella cosa che da tempo tieni per te?

Questo è il primo passo per essere assertivo!!

 

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Marilù Carnesi

Psicologa, psicoterapeuta, business coach psychologist, co-owner della Cieffe Consulting, è trainer e responsabile della formazione.

L'autore

Marilù Carnesi

Psicologa, psicoterapeuta, business coach psychologist, co-owner della Cieffe Consulting, è trainer e responsabile della formazione.

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